Questo articolo necessita di un grandissimo “don’t try this at home“. Non provateci a casa, né in qualsiasi altra parte…

Premesso ciò, posso raccontare questa storia con la dovuta leggerezza solo perché, devo ammettere, abbiamo avuto culo. Proprio quello che si invoca prima di ogni esame o di altre prove importanti.

Li ricordate, vero, i tempi buissimi della pandemia? Ci hanno segnato duramente, in alcuni casi hanno evidenziato il peggio di noi, in altri (forse meno), il meglio.

Questa è la storia di come mia mamma ha (inconsapevolmente) tentato di avvelenare suo marito e di come lui l’abbia ringraziata aiutandola in casa come non era mai successo in più di cinquant’anni di matrimonio.

Novembre 2020. Le prime dosi di vaccino contro il Covid-19 non avevano ancora fatto capolino tra la popolazione, e avevamo appena cominciato a comprendere le modalità per difenderci attraverso le mascherine e i comportamenti sociali. Mio padre che, per usare un eufemismo, non è un grande estimatore delle regole (ma questo è un altro discorso), ebbe qualche colpo di tosse. Dopo un paio di giorni il temibile verdetto: positività al Covid.

Immediatamente scattarono tutte le procedure di isolamento domiciliare e di protezione per mia madre, costretta non solo a quella reclusione forzata, ma anche a mantenere standard di pulizia igiene e distanziamento superiori a quanto fosse già abituata. Puliva, disinfettava e, nell’infinità dell’affetto matrimoniale, custodiva e curava mio padre come un bambino. Fu una lunga settimana mentre lui peggiorava nella preoccupazione di noi figli che a distanza non sapevamo come renderci utili.

Da fruitrice di e-commerce inviai in quei giorni ai miei genitori tutto quello che vagamente mi sembrava potesse servire, qualche volta indovinando le necessità altre creando solo più confusione. E così fu per l’oggetto di questo post: un ozonizzatore. Solo una figlia che tenta ancora di sentire dentro di sé il sacro fuoco della ricerca scientifica poteva mandare un ozonizzatore alla madre già messa a dura prova da un marito malato.

La chiamai appena lo ricevette per spiegarle il funzionamento: strumento di piccole dimensioni serviva per sanificare armadi, vestiti, cassetti o piccole aree, tipo il vano spazzatura. Nelle mie idee poteva essere utile per mantenere quanto più possibile la casa sanificata, grazie a quella tecnologia che ben conosco. Le spiegai che non doveva assolutamente essere tenuto alla portata dei loro nasi, ma solo in piccoli spazi chiusi. Una volta esaurito il suo periodo di funzionamento, adeguatamente regolabile da un timer, l’aria sarebbe tornata respirabile dopo qualche minuto.

Qualcosa andò storto nella comunicazione, e la mattina seguente, dopo una delle notti peggiori passate da mio padre, mia madre mi chiamò per dirmi che aveva seguito perfettamente le mie indicazioni e aveva tenuto l’ozonizzatore acceso sotto al letto di mio padre, all’altezza del cuscino, e in effetti mio padre stava dando segnali di miglioramento.

Avrei voluto morire. Le dissi di prendere l’attrezzo infernale, metterlo nella scatola e dimenticarlo fino a fine emergenza. Lei al momento non capì, e con calma, nei giorni seguenti, quando la paura cominciò a diradare le sue ombre, le spiegai cosa fosse accaduto e il rischio che avevano corso.

L’ozono, una molecola formata da tre atomi di ossigeno, è un bellissimo composto con una reattività chimica altissima, capace di ossidare e rendere innocui un’ampia gamma di virus, batteri, germi… La sua velocità di reazione comporta però che sia molto difficile immagazzinarlo, e deve essere prodotto “in situ”, cioè molto vicino a dove verrà utilizzato. Capace di essere efficace sia in aria che disciolto in acqua, le tecnologie basate su di esso sono oggi tra le più avanzate, ad esempio, per la depurazione e potabilizzazione dell’acqua. Una delle sue caratteristiche più interessanti ai fini della sostenibilità ambientale è che, una volta esaurita la sua capacità sanificante, essendo una molecola formata solo di ossigeno, non lascia residui nell’ambiente, come nel caso dell’ipoclorito di sodio (principio attivo della candeggina), ma ricostituisce la molecola biatomica O2 ovvero la forma di ossigeno che possiamo respirare.

L’ozono è normalmente presente nell’atmosfera, ed è monitorato come inquinante in quanto la sua concentrazione può aumentare a causa dell’azione antropica. La normativa italiana definisce inoltre delle soglie limite, a seconda del tempo di esposizione, per tutti i lavoratori che per esigenze tecniche ne siano esposti: come per tutte le sostanze presenti sulla terra, in concentrazioni superiori a un certo limite di esposizione l’ozono diventa un agente tossico per l’organismo.

Ovviamente l’utilizzo delle tecnologie di produzione e utilizzo di ozono necessitano quindi di una formazione tanto più specifica quanto più aumenta la portata. E fortunatamente il dispositivo che io inserii nel mio e-carrello e inviai a mia madre può produrre una quantità molto limitata di ozono.

E no, mio padre non guarì dal Covid per aver dormito sopra un ozonizzatore acceso (anzi, gran culo che non successe niente di peggio), ma perché da qualche ora aveva cominciato la terapia a base di cortisone e antibiotici, come da indicazioni del medico…

Chissà però se è stato l’ozono, o il cortisone, o l’antibiotico, o, più banalmente, la strizza colossale che si prese mio padre, a indurlo a diventare un marito servizievole e collaborativo, come mai era stato prima (qualsiasi cosa fosse ha avuto un effetto reversibile!).

La pandemia ci ha fatto male, e un pensiero va sempre a tutti coloro che hanno pagato il prezzo più alto sulla loro pelle.

Nel mio piccolo e fortunato caso però, il sorriso di amore, sollievo e trionfo sui volti dei miei genitori nella loro prima foto dopo il tampone tornato negativo, rientra nelle piccole cose buone della pandemia.

Immagine di Freepik


2 risposte a “Istruzioni per l’uso”

  1. Avatar Francesco
    Francesco

    Cara Marianna,
    Poiché l’ozono si produce soprattutto durante i temporali, come reazione della molecola di ossigeno O2 alla scarica elettrica dei fulmini, forse la sensazione di benessere provata da Paolino, avvolto dalle molecole O3 durante la notte, si può considerare di natura sentimentale ascrivibile a ricordi d’infanzia quando in campagna si avvicinavano i nuvoloni del temporale e con essi il tipico odore dell’ozono.

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    1. Avatar Marianna Brichese

      Grande! hai proprio ragione! Tra l’altro el sangue no xe acqua, perché quell’odore piace tantissimo anche a me! è uno dei miei preferiti

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