C’è l’obsolescenza programmata, e poi c’è il mio e-book reader.
Oggi l’ho ricaricato dopo almeno un anno di stand-by e incredibilmente tutto ha funzionato a dovere. La ricarica, la connessione al wifi, e l’acquisto del libro.
Facile. Tutto liscio, come nuovo, come dodici anni fa. Ho sentito una forte gratitudine, perché, diciamocelo, la tecnologia si lascia mangiare dagli aggiornamenti e un cellulare oggi buono può diventare vecchio e obsoleto nel giro di qualche settimana: rimane lì fermo nella sua obsolescenza mentre il resto del mondo va avanti.
Ma per chi non ha sempre voglia di andare avanti, un e-book reader dimenticato nel cassetto che si riaccende e funziona è un po’ come uno di quei film di fantascienza in cui un adulto torna bambino.
Sono passati dodici anni, è cambiato tutto: ho più anelli alle dita, ho un certo rilassamento dei tessuti a livello addominale, ho un altro lavoro, ho sfornato due marmocchi, ho comprato casa, ho fatto due traslochi e forse mi voglio più bene di prima. E lui è stato sempre lì, fedele al mio fianco, a volte sotto al cuscino, a volte nella borsa o in valigia, e molto spesso nel comodino, dimenticato a favore di libri cartacei da cui non mi so separare.
Ho un legame molto forte con lui, perché è stato il primo acquisto fatto insieme a mio marito, il primo giorno che siamo usciti insieme, totalmente inconsapevoli che qualcosa di sconvolgente stesse per cominciare. Io ero alla vigilia di una delle tante partenze verso l’estremo oriente, e avevamo deciso di vederci per un aperitivo prima di pranzo, qualcosa di amichevole e rilassato lontano dalle aspettative che il tramonto porta con sé.
Dopo un paio di prosecchi e un pranzo alla buona, non avevamo ancora voglia di separarci, e il negozio di elettronica si trovava troppo vicino a noi per mettere a tacere il mio senso dell’ “indrioman”, così gli chiesi di accompagnarmi in quell’acquisto, non senza la paura di un suo giudizio negativo: generalmente infatti mi imbarazza fare acquisti con persone che conosco poco perché il modo con cui scelgo le cose, con cui spendo i soldi e come li tratto, sembra mettano a nudo lati di me vulnerabili. Questi pensieri mi fanno agire senza calma e scegliere cose che non voglio realmente.
Non persi mai di vista le sfumature dell’espressione del mio accompagnatore, per accertarmi di non cogliere qualche ruga di disappunto, ma quando l’oggetto dei miei desideri fu nelle mie mani sentii che tutto era nel posto giusto, e anche le luci fredde e blu del negozio si ammorbidirono e mi regalarono un calore intenso.
Lo stesso calore mi accompagna quasi da quel momento. Per quanto abbia fatto fatica a consolidarsi, la sensazione di sentirmi nel posto giusto e accolta senza pregiudizi e sostenuta nelle scelte e nei pensieri, non mi ha mai lasciata. Fidarmi non è stato un gioco da ragazzi, rinunciare alla sicurezza della carta per abbracciare il gelido e inodore device ha generato emozioni contrastanti come sensi di colpa, ansia da abbandono, paura del vuoto. Il nuovo modo di vivere stava tradendo le mie origini e le mie abitudini, ma apriva un mondo nuovo, degno di essere esplorato e vissuto fino in fondo.
Non ho avuto molti dubbi. Mi sono lanciata, ho scoperto la fiducia e la sana dipendenza, oltre a un nuovo sapore, intenso e privilegiato che regala senso profondo.
Non ho rinunciato ai libri cartacei. Ho imparato però a rinunciare di vedere me stessa come un’isola in perenne guerra con il resto del mondo e a vivere anche negli occhi sereni della mia famiglia.
La tecnologia oggi non mi ha tradito, esattamente come lo sguardo di chi mi ha accompagnato in quella calda giornata di fine maggio di dodici anni fa.

