«Ma tu hai la pelle asfittica!» “Sarai bella tu!” è quello che penso. Quello che invece rispondo all’estetista con voce flebile e sdolcinata è «Eh sì… purtroppo…»
Pelle asfittica. Ammetto che una volta tornata a casa sono andata a controllarne su Google il significato. Perché è chiaro che non sia un complimento ma almeno capire quale cosa orrenda mi stia invalidando. Asfittico è quando si è privi di ossigeno, quando si è in procinto di soffocare.
Tutto vero. E non è solo la pelle a essere asfittica, ma anche tutto il resto del corpo, compresa la mente, e me ne accorgo perché ci sono giornate in cui arrivo col fiatone a sera, per poi andare a dormire in apnea e risvegliarmi nella stessa identica situazione di qualche ora prima.
Manca l’ossigeno, manca il vuoto, manca la pace, manca il silenzio. In compenso abbondano gas tossici, cemento, dichiarazioni di guerra e persone irritanti dall’ego straripante.
E in questo lento incedere di ore scandite da antinfiammatori e incazzature… la pelle si fa asfittica. Mi incazzo con le macchine quando sono in bici e con le bici quando sono a piedi, mi incazzo perché il Tigotà non apre prima delle 9:00, mi incazzo perché ancora la gente sputa per terra. Ma poi mi dicono che devo mangiare bene, mangiare sano, riposare e meditare (anzi fare mindfulness). E scarico l’app che alle 7:30 e alle 9:30 di ogni mattina mi dice che devo fare yoga, devo abbassare il mio livello di cortisolo, devo leggere la ricetta sana magari dopo aver fatto una spesa da diabete.
Manca l’ossigeno ma abbonda l’anidride carbonica. «Eh no! » Ti fanno notare i soliti scienziati del web (per essere gentile perché mi veniva un’altra espressione): «l’anidride carbonica non è vero che fa male! Di cosa si nutrirebbero altrimenti le piante per produrre l’ossigeno? Eh? Cosa mi dici ora? Eh? »
Cosa devo dire? Che mi viene da piangere. Chissà che almeno mi si idrati la pelle. “Ma sarebbe meglio una crema che ti rende la pella resiliente!” dice la voce dell’estetista ormai radicata nella mia testa (e avanti co’ sta storia della resilienza!).
Non lo so più cosa fare. La cascina in mezzo ai campi da ristrutturare per andare a viverci semplicemente tra pomodori e zucchine dell’orto. Oppure diventare un’eremita (al plurale femminile come si declina? Le eremite? Boh… altra cosa da consultare su Google). Oppure scappare nel mondo per non avere più una patria e sentirsi a casa (o non sentirsi a casa) in ogni luogo e intanto vivere intense emozioni ed esperienze che chissà se racconterò mai.
Oppure piano piano rallentare e come una goccia scavare qua e là tra il cemento in cerca di uno spazio silenzioso che poco per volta re-ossigeni la mia pelle e la mia anima, cercando piccoli sprazzi di gioia nelle risate fragorose o in un film commovente.
Ma il problema resta: la pella asfittica. Quella me la dovrò tenere, mettendo chili di crema resiliente, almeno finché non avrò imparato a prendermi cura di tutto il resto.
Immagine generata con ChatGPT

