Trasloco. Vi ho fatto rabbrividire?

Il trasloco, dicono, è il terzo evento più stressante dopo il lutto e il divorzio.

Dopo aver traslocato il 29 Giugno 2019, nel giorno più caldo della mia vita, con una bambina di quattro mesi nata prematura da allattare ogni tre ore, dopo una notte in bianco perché la piccola aveva la febbre a 39, e dopo aver fatto pena alla pediatra, non per la febbre dell’infante ma per la mia congiuntivite… Penso che io e mio marito non divorzieremo mai.

Ho vaghi, vaghissimi ricordi di quella giornata. Dei flash nella mente turbata da sindrome da stress post traumatico: mentre allatto la bestiolina sul pavimento impolverato della casa che si stava lentamente vuotando, circondata da solerti traslocatori intenti a schivarmi come un ostacolo imprevisto. Oppure la corsa esasperata contro il tempo nell’inscatolare disordinatamente le ultime cose rimaste, annullando del tutto lo sforzo fatto fino ad allora catalogando e razionalizzando ogni pacco. Lo straccio in mano, per rendere presentabili gli angoli più nascosti della casa inevitabilmente impolverati. Le lacrime continue nel vedere che a ogni scatolone che spariva se ne formava un altro pieno di oggetti inutili fino a quel momento sembrati indispensabili.

E come per ogni evento incontrollabile della mia vita… Piangevo, piangevo piangevo… in preda a disequilibrio ormonale, fatica e frustrazione, mentre mio marito e mia sorella sparivano e ricomparivano regolarmente dalle scale del condominio sempre più stravolti dal caldo e dalla fatica, e provavo a rendermi utile fornendo bottiglie d’acqua, barrette energetiche, sali minerali, neanche fosse il Giro d’Italia.

Poi ricordo un’insalata di riso e una pausa pranzo improvvisata a casa di quella santa della nostra ex vicina di casa, che a tratti mi restituiva un po’ di normalità oltre a regalarci un luogo sicuro per far riposare la piccola bestia febbricitante.

La nostra ex vicina di casa è una persona speciale. Una signora di milanesissime origini e non più giovanissima, ma solo nel fisico perché ha una mente svelta e un’apertura alla vita e alle esigenze dei giovani che ho trovato in pochi altri, anche tra i cosiddetti “giovani”. Da lei mi sono rifugiata nei giorni grigi delle nausee gravidiche, quando a casa mia sentivo sempre un cattivo odore nauseabondo. Lì potevo parlare, mangiare ghiaccioli, ascoltare storie e racconti, distogliendo l’attenzione da quel pancione sempre più egocentrico.

Sempre lei mi aiutò durante la difficile fase degli aborti, quando non potevo alzarmi dal letto: arrivava in casa portandomi un vassoio con il pranzo, lo appoggiava al tavolino vicino al divano e se ne andava, per farmi mangiare in tranquillità. Ricompariva solo per portarsi via i piatti sporchi. Così, semplicemente, senza chiedere nulla. In quei momenti ho imparato l’importanza di aiutare in modo discreto, senza urlare al mondo quanto fatto. Perché l’aiuto deve essere una farfalla che si appoggia e vola via. Leggero e impercettibile, ma indispensabile.

Quel giorno, alla fine del trasloco, ci ritrovammo la sera nella nuova casa, stravolti e in preda a risate isteriche. Non ricordo cosa facessero e dove dormirono quella notte i bambini, non ricordo cosa cucinai per la prima volta nella nuova casa, ma ricordo che nel delirio di scatoloni e mobili abbandonati a loro stessi trovammo i calici di cristallo e stappammo una bottiglia di prosecco, adeguatamente messa a raffreddare nel frigorifero la sera prima (come amo l’organizzazione enologica di mio marito!). Insieme a mia sorella, altra regina dell’aiuto leggero, seduti non so dove, e respirando l’odore dei mobili di legno nuovi brindammo alla fine della terribile giornata, con il sorriso sulle labbra, gustando il sollievo dalla fatica.

Cosa c’entra tutto ciò con la chimica? All’inizio avevo pensato che potesse essere interessante parlare del prosecco, del suo metodo produttivo, dell’affinamento in acciaio, della raccolta eroica delle uve… Ma poi sono tornata col pensiero lì, seduta sugli scatoloni a sorseggiare vino, godendomi la fine della fatica. E del prosecco parlerò un’altra volta. Per ora solo cin cin a tutti!


Una replica a “L’insostenibile leggerezza del trasloco”

  1. Avatar Fabrizio
    Fabrizio

    Questo post è come il vino buono: più passa il tempo e più migliora! ❤️

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