Tetris di pesci. Storia di un amore.

Tra i ricordi della mia infanzia c’è quello dell’odore di candeggina sulle mani di mia madre quando finiva di pulire la cucina.

A qualcuno non piace per nulla, a me si. E ora che sono madre anch’io (anche se a volte ancora me ne stupisco!) mi capita di sentirlo sulle mie mani e di trattenerle sul mio viso qualche secondo in più a stimolare quel ricordo.

Mia madre è un’ottima cuoca, sa inventare dal nulla pranzi e cene per un numero non sempre definito di persone. Sa cucinare quasi ogni tipo di piatto, ma la sua specialità è probabilmente il pesce, di tutti i tipi, in tutte le forme, che sia un primo, un secondo o un antipasto.

Il pesce non può mancare sulla nostra tavola ovviamente anche nei giorni di festa, soprattutto a Natale quando riusciamo per un giorno a riunirci tutti nell’ansia generalizzata dei preparativi e delle riunioni di famiglia. Proprio in questi momenti la buona cucina di casa Brichese viene in soccorso ai più timorosi, predisponendo gli animi a canti infiniti e non sempre intonati.

Il Natale 2014 fu la prima volta che mio marito-non-ancora-marito condivideva con me quel momento dell’anno. Avevo ricevuto in regalo da un amico un’ottima torta gelato, e soddisfatta arrivammo a casa dei miei con l’importante dono tra le braccia.

Meteo in congeator!” fu il commento distratto di mia mamma da lontano, mentre era intenta a selezionare tovaglie, tovaglioli, decorazioni, o semplicemente faceva la quindicesima lavatrice della giornata. E altrettanto distrattamente aprii l’enorme congelatore con sportello verticale. Lo sguardo di almeno venticinque branzini congelati mi trafisse come venticinque lame. Non seppi trattenere un urlo a metà tra lo spavento e il divertito. Cercai allora un buco dove infilare il gelato ma era abbastanza chiaro che si trattava di una prova di tetris. Rimossi parte dei branzini mettendoli sul tavolo e cominciai a ricostruire lo scenario mentre le mani cominciavano un lento processo di congelamento.

Ci riuscii. Branzini e gelato erano al loro posto. Chiusi lo sportello e vidi un branzino supplicante osservarmi dal tavolo dove era stato dimenticato. Riaprii e tutti i pesci mi caddero addosso. Cominciavo a voler piangere. Ricomposi il castello di pesci, ma ogni volta me ne rimaneva sempre uno in mano. Cominciai un lamento uguale a quello dei bambini quando non riescono a infilare la maglietta e rimangono incastrati. Inserivo un pesce e ne usciva un altro da sotto. E tutti mi fissavano provocando su di me il senso di colpa per l’intero genere umano.

Mio marito-non-ancora-marito aveva cambiato l’espressione sul viso da divertito a decisamente perplesso, non so cosa si stesse chiedendo ma forse un mezzo dubbio su un futuro insieme gli venne. Però fui più forte di quel plotone di branzini pronti a rovinarmi la vita, e riuscii a sposare quell’uomo traumatizzato dal congelatore con una mossa mista di tattica, logistica e contorsionismo. Stremata e con la schiena appoggiata allo sportello del congelatore ricordo di aver detto tante brutte parole tra le lacrime prendendomela con i pesci, il gelato, i pranzi, le cene e tutto il Natale.

Ma buon cibo e buon vino fanno tornare il buonumore a tutti e quel Natale passò quasi serenamente. Mio marito fu preso da una bruttissima influenza e io ebbi altro da pensare, dimenticai in fretta il plotone minaccioso di branzini.

Quando si cucina il pesce, spesso in casa rimane un terribile odore di “freschin”, cioè un un misto di uova e pesce. In italiano non esiste una parola per definire questo odore, ma io auspico da molto tempo che presto “freschin” abbia la stessa diffusione dello spritz, tanta è la sua utilità. Per eliminare puzza è necessaria un’approfondita pulizia a base di prodotti contenenti candeggina. Pochissimi altri agenti chimici hanno lo stesso effetto.

Quindi i pranzi e le cene a base di pesce nella mia vita non hanno in nessun modo potuto prescindere da quella innaffiata di candeggina finale, e dal conseguente odore che lascia sulle mani.

Non so perché il mio cervello l’abbia registrato come ricordo positivo. Forse è legato al fatto che quando mia madre finiva di pulire la cucina, finalmente sentiva di aver completato il suo lavoro casalingo con soddisfazione e poteva allora uscire di casa con gioia. E questa gioia è passata anche a me tramite le sue mani.

Il principio attivo presente nei prodotti a base di candeggina è l’ipoclorito di sodio, una molecola strategicamente interessante per l’industria chimica. Oltre all’utilizzo per smacchiare capi bianchi, può essere usata anche per le sue proprietà igienizzanti nei detersivi per la casa, e appunto per rimuovere muffe e cattivi odori. Il ruolo disinfettante, smacchiante e deodorante dell’ipoclorito di sodio è dovuto al suo potere ossidante: la sua tendenza a legarsi con molecole organiche (quindi virus, batteri, muffe, o molecole odorose) è molto favorita, e il risultato è una la loro disgregazione e deattivazione.

Questa categoria di prodotti per la casa deve essere utilizzata con molta cautela, evitando sempre il contatto con altri prodotti (in particolare quelli acidi, che provocherebbero l’evoluzione di gas tossici), e con l’adeguata protezione della pelle, sulla quale possono essere molto aggressivi.

Oggi mia madre a causa di una dermatite non può più usare la candeggina e quando ne ha bisogno chiede il mio aiuto. Ed è una delle cose che più amo fare. Delle molecole ci si può innamorare. La chimica ha un’anima.

Immagine di dukepope.com su Freepik 


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