Non avevamo ancora bambini, avevamo l’entusiasmo di una giovane coppia appena sposata, e si sa che l’amore offusca le idee.

Non so chi le avesse più offuscate, se lui che si ostinava a perseguire esperimenti impossibili o io che, ancora carica di pazienza e tenerezza, lo assecondavo.

Oggi non capiterebbe più. Oggi con il tono perentorio che ho imparato a far uscire dalla mia voce per farmi ascoltare dai figli e dal loro genitore 2, avrei risposto: “Non dire cazzate. Mettere il detersivo per i piatti nella lavastoviglie fa uscire la schiuma. Vai a pettinare le bambole con Irene!” (Non è vero, sarei stata molto più volgare ma non sono cose da scrivere).

E invece… E invece la stordita (che sono io) alla domanda “cosa vuoi che succeda se metto un po’ di detersivo per i piatti in lavastoviglie, verranno più puliti!” lo guardò con gli occhi dell’amore e dopo un primo tentativo di dissuasione sentì le seguenti parole uscire dalla sua bocca: “e va bene, prova!”

Nel profondo del mio cuore sperai che la quantità fosse talmente bassa da non provocare nessun danno, così da vedere la gioia negli occhi soddisfatti dell’amato. L’amore rincretinisce.

Dicevamo: il detersivo per piatti nella lavastoviglie fa uscire la schiuma? Tutto vero. Lo vedemmo con i nostri occhi. Esperimento scientifico riuscito. E fummo anche fortunati perché non si verificarono altri danni tipo il blocco della pompa o del galleggiante…

La cucina si coprì completamente in pochi istanti di una coltre di schiuma morbida, bianca, spessa venti centimetri, bellissima… che manco ai tempi delle feste estive al Don Pablo…

“Esco, ciao” furono le uniche mie due parole. E da quel giorno il marito accumulatore non può stare senza comprare il detersivo per la lavastoviglie ogni volta che passa davanti a un supermercato.

Ma quindi, perché? Perché l’ho sposato? Ah no… perché si è formata la schiuma?

Il composto responsabile della formazione della schiuma è il tensioattivo, ed è presente in quasi tutti i detergenti comuni in casa, quindi sia nel detersivo che usiamo per lavare i piatti a mano sia in quello per la lavastoviglie.

Ma questa categoria di molecole è molto vasta ed esistono quattro tipi diversi di tensioattivi: anionici, cationici, anfoteri e non-ionici. La caratteristica comune per tutti è una lunga catena idrofobica – che tende cioè a respingere l’acqua come ad esempio fa l’olio – composta prevalentemente da atomi di carbonio e idrogeno. Ciò che diversifica le quattro categorie è la “testa” della catena che ha caratteristiche idrofiliche – che ha quindi una buona affinità con l’acqua – dove è presente una carica negativa per i tensioattivi anionici, positiva per i cationici, positiva e negativa per gli anfoteri, o nessuna carica (ma una affinità con l’acqua data in genere da un atomo di ossigeno) per i non – ionici.

La doppia affinità con l’acqua permette ai tensioattivi di legarsi ai composti grassi e oleosi con la parte idrofobica, e quindi rimuoverli grazie all’affinità con l’acqua della parte idrofilica. Si possono formare delle strutture, chiamate micelle, di forma tondeggiante, simili a una bolla con all’interno la parte idrofobica legata alle molecole da rimuovere, e all’esterno quella idrofilica che permette appunto la dissoluzione in acqua.

Tornando quindi al nostro disastro in cucina, cos’è successo esattamente?

Entrambi i detersivi contengono tensioattivi, ma sono diversi: quello per lavare i piatti a mano contiene nella maggior parte dei casi tensioattivi anionici, che hanno la caratteristica di formare molta schiuma (ma dai!) e aumentare di molto la bagnabilità delle superfici, senza ricorrere a componenti eccessivamente aggressivi.

Quando laviamo i piatti a mano infatti non dobbiamo correre il rischio di distruggerci la pelle con prodotti pericolosi. Inoltre il lavoro “di gomito” aiuta a rimuovere tutti i residui di grasso.

Al contrario, nella lavastoviglie non è disponibile il gesto umano capace di identificare i punti più sporchi su cui andare a lavorare, e la forza meccanica del nostro braccio è sostituita da un getto d’acqua direzionato. Però l’assenza di contatto con le mani permette di utilizzare un tensioattivo con un potere sgrassante più aggressivo, che possa anche essere aiutato dalle alte temperature dell’acqua. Fanno parte di questa categoria i tensioattivi non-ionici che, guarda caso, hanno una bassissima capacità di produzione di schiuma.

Ultima ma importante nota: i tensioattivi sono composti molto dannosi per l’ambiente, perciò l’utilizzo dei detersivi richiede grande moderazione. Ad esempio è del tutto inutile risciacquare, o addirittura lavare i piatti prima di inserirli nella lavastoviglie: duplicherebbe tempo e impatto ambientale. La nostra lavastoviglie sarà molto felice se con un tovagliolino verranno rimossi solo gli scarti di cibo più grossi da piatti e pentole, al resto ci penserà lei.

A meno che non condividiate i vostri elettrodomestici con un testardo…

Immagine di Racool_studio su Freepik


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